AFGHANISTAN


In attesa del ritiro delle 86 mila truppe straniere a dicembre, come da mandato della NATO, il paese vive una crescente percezione d’insicurezza. Secondo UNAMA (UN Assistance Mission in Afghanistan) le perdite tra i civili non coinvolti in ostilità in Afghanistan è ai livelli più alti di sempre: il 74% per mano di talebani e altri gruppi armati; il 9% su azione di forze a sostegno del governo; il 12% a causa di battaglie di terra tra forze pro-governo e talebani.

Quasi 3 milioni di profughi afghani vivono fuori dal loro paese d’origine da più di 30 anni, soprattutto in Pakistan e Iran. Non è chiaro se e quando torneranno.


LIBIA


E’ il principale luogo di imbarco verso l’Italia, è sede di un “conflitto senza più freni”. Al momento, nel paese si confrontano due coalizioni militari, ognuna con il rispettivo governo e parlamento. A est opera il governo di Abdullah al-Thinni, insediato nelle città di al-Bayda e Tobruk, vicine al confine con l’Egitto, riconosciuto dalle diplomazie internazionali, perché scaturito dalle elezioni parlamentari dello scorso 25 giugno.

Il governo di Tobruk/al-Bayda appoggia l’Operazione Dignità lanciata dall’ex generale dell’Esercito Halifa Haftar. Milizie e altre forze armate hanno commesso crimini di guerra e abusi dei diritti umani. Centinaia di civili sono stati uccisi, importanti infrastrutture distrutte dai bombardamenti che hanno colpito le aree civili di Bengasi e Tripoli.

Le forze di Lybia Dawn, Zintan Brigades and Warshafana hanno sequestrato e torturato civili per la loro origine o affiliazione politica. Centinaia di ufficiali, impiegati statali, leader religiosi, giudici, attivisti e giornalisti sono stati assassinati.


ERITREA


L’Eritrea è uno dei paesi che vede il più alto numero di persone mettersi in fuga: 338.129 tra rifugiati e richiedenti asilo. Si stima che ogni mese partano circa 3000 persone, spesso preda di reti di trafficanti umani, soprattutto dal Sudan e dall’Egitto. Gli eritrei che stanno arrivando adesso in Europa provengono da campi profughi in Etiopia, dove ottengono lo status di rifugiato, e poi tentano di partire per il Sudan.

In Eritrea non è consentito operare a nessun partito di opposizione, a media indipendenti e organizzazioni civili, gruppi religiosi non riconosciuti. Ci sono severe restrizioni delle libertà di espressione e associazione. La coscrizione militare è obbligatoria e spesso estesa a tempo indeterminato. Migliaia di prigionieri politici e di coscienza continuano a essere detenuti in modo arbitrario.

La tortura, i trattamenti disumani e degradanti sono pratiche comuni. Inoltre, secondo l’Onu, l’Eritrea avrebbe commesso crimini contro l’umanità.


SOMALIA


La Somalia è uno dei paesi più insicuri e pericolosi de Corno d’Africa. Più di 3 milioni di persone sono in difficoltà o assistenza. Per la prima vota dal 2011 c’è carenza di viveri e alimenti. Nel 2014 c’è stato un incremento dell’emigrazione di più del 60% a causa della carestia e dell’insicurezza provocate dal conflitto armato tra le forze di governo (AMISOM, African Union Mission in Somalia) e quelle di Al-Shabaab.

A Mogadiscio decine di migliaia di persone sono state espulse dallo stato; più di 900 mila somali hanno chiesto rifugio in Etiopia e in Kenya. Tuttavia, nonostante la palese violazione dei diritti umani e l’impegno del Kenya a sostegno delle forze di governo con frequenti raid aerei nelle zone della Somalia centrale controllata da al-Shabaab, le autorità keniote continuano a far tornare in patria i rifugiati somali.

Più di centomila civili sono stati uccisi, feriti o messi in fuga dal conflitto armato. Sono frequenti il ricorso a sequestri di persona, il reclutamento forzato dei bambini e pratiche di tortura e violenze sessuali.


SUDAN


Le libertà di espressione, associazione e assemblea sono limitate, con inasprimenti nei confronti di media e manifestazioni pubbliche. I conflitti armati in Darfur, Sud Kordofan e Blu Nile continuano a provocare migrazioni di massa, perdite tra i civili e abusi dei diritti umani. Le forze armate di governo sono responsabili della distruzione di strutture civili, comprese scuole, ospedali, cliniche, e ostacolano l’arrivo di aiuti umanitari ai civili.

Nel Darfur, tra gennaio e luglio, circa 388 mila persone sono emigrate, in aggiunta ai già 2 milioni partiti da quando iniziato il conflitto. Nel Sud Kordofan e nel Blu Nile, più di un milione di persone è scappato negli ultimi 3 anni. Più di 200 mila vivono in campi per rifugiati nel Sud Sudan o in Etiopia.

Etiopia: La libertà di espressione continua ad essere oggetto di serie restrizioni. Il governo è ostile a forme di dissidenza e spesso effettua arresti preventivi per evitare manifestazioni di dissenso. Le pubblicazioni dei media indipendenti sono soggetti a molti attacchi. Manifestanti pacifici, giornalisti e rappresentanti dell’opposizione sono stati arrestati arbitrariamente. Detenzioni arbitrarie e torture sono frequenti, spesso utilizzate come strumento di repressione.


MALI


Iniziato nel 2012, il conflitto armato interno continua a creare un clima di persistente insicurezza, particolarmente a nord. Gruppo armati commettono abusi, inclusi rapimenti e omicidi. Le autorità sono lente a contrastare questo genere di violenze.

I bambini sono spesso accusati di essere parte di gruppi armati in conflitto e sono detenuti insieme ad adulti senza poter avere contatti con la famiglia o legali.


TUNISIA


Nonostante la nuova Costituzione, adottata a gennaio, garantisca importanti diritti umani, e autorità continuano a limitare le libertà di espressione e associazione. Frequenti sono i casi di tortura dei detenuti.

Sebbene siano state introdotte nuove norme a salvaguardia dei diritti delle donne, continuano le discriminazioni e le violenze nei loro confronti. La Tunisia ha mantenuto i suoi confini aperti ai rifugiati scappati per i combattimenti in Libia.


MAROCCO


Le autorità continuano a restringere i diritti di libertà di espressione, associazione o assemblea. Le voci di dissenso sono limitate, i giornalisti perseguiti, gli attivisti imprigionati, i diritti umani indeboliti. La tortura e altre forme di degrado fisico continuano ad essere perpetrate in carcere.

Nonostante sia stata introdotta una nuova legge che consenta di punire chi commette stupri, le donne continuano ad essere poco protette dalle violenze sessuali.


LIBANO


Coinvolto in vari conflitti regionali e nella crisi della vicina Siria, il Libano è il paese con la concentrazione più alta di profughi al mondo, pari a circa un quinto degli abitanti: nel 2014 contava infatti 232 rifugiati ogni 1.000 abitanti.

Questo ha avuto importanti conseguenze per la popolazione e il governo del paese ha deciso di recente di inasprire le norme degli ingressi. Le donne sono rimaste vittime di discriminazioni nella legge e nella pratica. I lavoratori migranti stranieri, in particolare le donne lavoratrici domestiche, subiscono sfruttamento e altri generi di abusi.